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Determinazione giudiziale del compenso dell’amministratore di società di capitali e onere della prova

DETERMINAZIONE GIUDIZIALE DEL COMPENSO DELL’AMMINISTRATORE DI SOCIETA’ DI CAPITALI E ONERE DELLA PROVA.

Il compenso degli amministratori delle società di capitali può certamente essere oggetto di domanda di accertamento in sede giudiziale fondata sull’allegazione della prestazione professionale svolta.

Ciò accade in quei casi in cui non vi è stata né la determinazione a opera dello statuto né al momento della nomina, nei quali a livello processuale l’onere della prova grava proprio sull’amministratore che, invocando lo svolgimento delle mansioni gestorie quale fatto costitutivo della propria pretesa, in assenza di titolo precostituito, deve fornirne la relativa prova in giudizio. La mera nomina alla carica di amministratore non è sufficiente a soddisfare tale onere della prova, in quanto il compenso dell’amministratore di una società di capitali, quando non predeterminato nei modi previsti dalla legge, dallo statuto o dai soci, è connesso alla qualità e alla quantità dell’attività svolta, non potendo essere automaticamente connesso alla mera attribuzione della carica.

In ossequio a tale principio la recentissima sentenza della Cassazione 3 Giugno 2026, n. 17699 ha confermato che l’eventuale qualità e quantità dell’attività svolta debbono essere compiutamente allegate nell’azione di adempimento contrattuale e, poi, riscontrate, quantomeno con un principio di prova, prima di invocare la liquidazione equitativa del compenso da parte del giudice.